ădĭtus 

iter incipit in ădĭtus claustrum

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exĭtus :

ex(ad)itus
mercoledì, 02 luglio 2008

Chi ha insegnato ad A le doti di un’anima perfettamente eroica, da metterlo in grado di dipingerla così perfettamente in C? Perché lo fa de[b]ole ne[l]la su[a] agonia? Non sa dipingere una morte [i]ntrepida? Sì, for[s]e p[e]rché lo stesso A dipinge quella di B più forte di quella di C.

Lo fa dunque ca[p]ace di timore, prim[a] che [s]ia giunta la ne[c]essità di morire, e in seguito fortissimo. Ma quando lo f[a] così turbato, è quando eg[l]i si turba da sé: e quando gli uomini lo turbano, è fortissimo.

 

[?, ?]

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martedì, 01 luglio 2008

www.infsalutementale.splinder.com

«Gli uomini sono così necessariamente pazzi che sarebbe essere pazzo di un’altra forma di pazzia il non essere pazzi.» (B. Pascal, Pensieri, trad. di A. Bausola)

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venerdì, 27 giugno 2008

Esbjörn Svensson RIP

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lunedì, 23 giugno 2008

J. D. Salinger

J. D. Salinger 

Se in tutto il mondo è rimasto ancora un

lettore che legga per il gusto di leggere – o che

comunque dopo aver letto se ne vada per i fatti

suoi – gli chiedo o le chiedo, con indicibile affetto

e gratitudine, di dividere la dedica di questo libro

in quattro parti con mia moglie e i miei bambini.

 

[J. D. S., Alzate l’architrave carpentieri, trad. di R. C. Cerrone, Einaudi, Torino 1965]

 

 

  

Al possibile lettore che «dopo aver letto se ne va[da] per i fatti suoi», lo scrittore chiede di dedicare un pensiero a sua moglie e i suoi tre figli. Lo invita a qualcosa di più che deviare dai fatti suoi proprî, cosa che peraltro sembrava invece auspicare, lo chiama a entrare – se così si può dire – nel privato della sua famiglia. Ora, se l’ironia consiste realmente nel dire il contrario di ciò che si pensa, allo scopo di rinviare la presa del significato grazie a un controcanto di significanti, qui il lettore cercato dev’essere tutt’altro da quello che si vuol far credere. Oppure la richiesta di dedica è una farsa, una beffa da riso sotto i baffi. E se invece il tipo di lettore fosse proprio quello? Se proprio in virtù del suo disinteresse fosse la persona più adatta a far parte della famiglia dello scrittore? Uno che alla mattina può prendere il suo latte dal suo frigorifero grattandosi la pancia con noncuranza anziché chiedendo imbarazzato in che scodella versarlo?

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giovedì, 19 giugno 2008

Chi vuole parlare agli uomini di ciò che sembra loro indifferente, non sbotta all’inizio e dopo smette, ma seguita a parlare e attende pazientemente – gli uomini comprendono che è proprio così, e accettano che sia bene e utile se è così, e si lasciano educare da ciò, e nella loro considerazione della vita preferiscono tale comportamento all’infiammarsi selvaggio e ingovernabile che non combina nulla, ma solo crea disorientamento e danno.

S. Kierkegaard, Discorsi edificanti [Opbyggelige taler, 1843], a cura di D. Borso, Piemme, Casale Monferrato 1998.
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martedì, 10 giugno 2008

Nuove scritture

Gli scrittori nel tempo dei computers ­– che sono gli scrittori giovani, ma diciamo pure la maggior parte degli scrittori allo stato attuale dei fatti – ci priveranno insomma del lavoro del filologo e dello storico. In questi perfetti formati di redazione, di ogni modifica o riscrittura, variante o precedente stesura, ogni traccia è persa. Con un tasto è cancellato ogni materiale preparatorio del lavoro dello scrittore, ciò che non è corretto automaticamente da un programma informatico di grammatica meccanica è corretto, senza che rimangano tracce, da un gesto rapido delle dita. Niente più stratificazioni, l'evoluzione di un testo starà tutto in una presenza invisibile, complessa in un risultato finale che avrà il paradossale (e parodistico) destino di essere un risultato senza svolgimento. La genesi di un’opera sarà sempre più irriconoscibile: cambia la scrittura, con sé la rispettiva letteratura; per ultime cambieranno pure la storie delle letterature.
 
R. Saliente, "La parola nell'epoca di (Microsoft) Word", in AA. VV. Internet, Computers, Scritture, Bergamo 2008.
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mercoledì, 28 maggio 2008

Da un vecchio giornale

DOMENICA TRA L'ERBE
 
Nel verde si rifugiano i tuoi occhi
– da quanta nebbia in un istante il lago
è tolto al nostro sguardo – caldo
e frequentato a lungo dal tuo corpo.
Se non sei più al mio fianco ora mi tocchi
con l’erba che mordevi: io rivedo
i nostri giorni senza storia o quando,
fu un mattino, tra i sassi dal torrente
ti filava le mani un’acqua chiara
e come allora cedo alla tristezza
rinvenuta sul greto dei tuoi anni.
 
                                        NELO RISI
 
 
[“Il giornale di mezzogiorno”, 27 maggio 1946]
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lunedì, 26 maggio 2008

Dalle carte di uno ancora in vita

KUna visione di vita infatti è più che un compendio o una somma di tesi tenute ferme nella loro astratta limbalità; è più dell’esperienza, che come tale è sempre atomistica, è infatti la transustanziazione dell’esperienza, è una raggiunta sicurezza in se stessi inattaccabile da ogni empiria, si sia orientata poi semplicemente in tutti i contesti mondani […]o nel suo orientamento verso il cielo (il religioso).

[S. Kierkegaard, Dalle carte di uno ancora in vita, «edite contro il suo volere da Søren Kierkegaard», 1838, ed. it. a cura di D. Borso, Morcelliana, Brescia 1999, pp. 82-83.]

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martedì, 20 maggio 2008

primolio
Il signor C studia con pigrizia e ha superato il tempo delle scuole con l’inganno. Egli si mostra interessato, fa domande, piega la testa come per dire sì. Talvolta gli riesce pure un sorriso sicuro, accondiscendente. Così la gente lo crede un uomo colto, un signore su cui fare affidamento.
Ma il signor C non ha mai imparato nulla, e non lo ha fatto per accidia. È la natura del suo animo che lo ha portato a non assimilare nulla, a dissimulare tutto. Non si potrà mai arrivare a una comprensione dello stato delle cose, pensa il signor C, se prima non si ha ignorato tutto.
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lunedì, 19 maggio 2008

bimba                                                                         
Siamo bambini che è pronto da mangiare,
che ce lo dice la mamma
con un messaggio sul cellulare.
Ai genitori non rimane la forza di fare le scale,
noi siamo sempre troppo in alto
o troppo in basso
e quando siamo in basso
il telefono non prende più,
ha troppo campo, ne ha proprio tanto,
è un camposanto.
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